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“Little boy”, alla lettera “ragazzino”: questo è il nome in codice della bomba
atomica sganciata su Hiroshima il 6 agosto del 1945. Con un sarcasmo
atroce, si è dato un nomignolo affettuoso all’ordigno che provocherà la più
grande strage di tutti i tempi: 160 000 vittime.
Questa storia è tutta così, dall’inizio alla fine: cioè dai primi risultati della
fisica quantistica all’esplosione.
Così: ossia piena di estremi che si toccano: piena di ironia e di orrore, di
calcoli perfetti e di casualità assurde, genio e idiozia, domande che hanno
troppe risposte o che non ne hanno nessuna.
Ed è piena anche di “little boys”, di “ragazzini”: Niels Bohr che, ancora
studente, sbalordisce il suo insegnante di fisica con una risposta
apparentemente sconclusionata; Werner Heisenberg che a soli 21 anni
sarà già collaboratore di Bohr e che vincerà il premio Nobel a 31; Enrico
Fermi che a 14 anni darà già segno di una intelligenza quasi inquietante
divorando un libro apparentemente illeggibile: un testo di fisica del 1800,
scritto in latino e lungo 900 pagine.